|
Theo Bleckmann-Ben Monder duo![]() Theo Bleckmann e Ben Monder suonano in duo in modo continuativo da ormai 15 anni, periodo nel quale sono stati in tour negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Il risultato è un rapporto di lavoro quasi simbiotico, che ha reso possibile ideare e sviluppare un modo nuovo e assolutamente personale di scrivere per voce e chitarra e di rielaborare il repertorio più tradizionale attraverso le proprie estetiche personali. Insieme hanno creato un approccio unico a quella che potrebbe essere definita "jazz art song", sfumando i confini tra jazz, classica, ambient e rock. Lo stile vocale di Bleckmann si basa su una profonda comprensione e assimilazione della tradizione jazzistica vocale (Theo è infatti un 'protégé' della famosa Sheila Jordan) unita a un vocabolario delle cosiddette tecniche vocali estese (è anche uno dei membri principali del Vocal Ensemble di Meredith Monk dal 1994). Utilizza anche loops ed elettronica per creare paesaggi sonori corali e tessiturali. Monder, membro stabile dell'orchestra di Maria Schneider e della Paul Motian's band, ha sviluppato uno stile compositivo in gran parte guidato dal tentativo di riflettere tutte le sue molteplici influenze musicali attraverso il medium della chitarra. Il suo sforzo è quello di 'compiere' tutto il potenziale sonoro e tessiturale del proprio strumento, traendo ispirazione tanto dalle tecniche classiche quanto da quelle jazzistiche. La continua collaborazione del duo si è estesa, oltre ai due meravigliosi lavori discografici 'No Boat' e il recente 'At night', anche a 'Origami' (Bleckmann), 'Excavation' e 'Oceana' (Monder) e ha suscitato grande entusiasmo nella critica di tutto il mondo. Phil Di Pietro, da Allaboutjazz.com, per omaggiare l'armonia e la grande intesa tra i due si riferisce alla loro musica come a: “..a searing unison interplay between Monder and Bleckmann - either they rehearsed this passage for months or they have developed a familial telepathy from their years of collaboration” (un bruciante interplay all'unisono tra Monder e Bleckmann - sembra quasi che abbiano 'provato' certi passaggi per mesi o che semplicemente abbiano sviluppato una telepatia familiare dopo tutti questi anni di collaborazione). Mark Feldman-Sylvie Courvoisier duo![]()
Mark Feldman, violino
Sylvie Courvoisier, pianoforte Forse il violinista jazz più famoso e influente al mondo, Mark Feldman ha registrato e suonato con Paul Bley, John Abercrombie, John Zorn, Joe Lovano, Michael Brecker, Billy Hart, Jimmy Raney, Lee Konitz, Louis Sclavis, Richard Galliano, Uri Cane, Dave Douglas e altri, registrando oltre 100 dischi come solista e co-leader. Pianista e compositrice, Sylvie Courvoisier ha suonato e registrato con John Zorn, Joey Baron, Dave Douglas, Butch Morris, Mark Dresser, Ellery Eskelin, Michel Godard e molti altri, esibendosi in tutto il mondo sui palcoscenici più prestigiosi e registrando per importanti etichette quali ECM e CAM Jazz. Dal 1996, Mark e Sylvie si esibiscono regolarmente in duo negli Stati Uniti, in Canada e nei principali Festival europei come quelli di Willisau, Saalfelden, Mulhouse, Partheney, Shaffhouse, Muenster, Bath, Vancouver, Bordeaux, ecc. Il repertorio è composto dalla musica di Jhon Zorn, Masada Book II (Book of Angels), dal materiale del loro ultimo disco "Malphas" (Tzadik Records) e da alcune delle loro coinvolgenti composizioni e improvvisazioni.
Discografia del progetto: Jhon Zorn, Malphas (Tzadik, 2006) John Zorn, Masada Recital (Tzadik, 2004) Mark Feldman&Sylvie Courvoisier, Music for violin and piano (Avan, 1999) Walter Beltrami quintet![]()
Walter Beltrami, chitarre Fausto Beccalossi, fisarmonica Salvatore Maiore, violoncello Roberto Bordiga, contrabbasso Markku Ounaskari, batteria E' una musica fresca e imprevedibile, avventurosa e melodica al tempo stesso scritta con assoluto lirismo e ancor più intensamente improvvisata quella con cui si esprime il nuovo quintetto di Walter Beltrami. Accanto al talentuoso Roberto Bordiga al contrabbasso, ormai tradizionale compagno di viaggio del chitarrista, il finlandese Markku Ounaskari, uno dei batteristi più raffinati e richiesti dai maggiori esponenti del jazz nordico, come Andres Jormin, Trygve Seim, Arve Henriksen; Fausto Beccalossi (partner abituale del chitarrista americano Al Di Meola), virtuoso ed elegante poeta della fisarmonica; ha sviluppato negli anni una tecnica molto intensa e personale di uso della voce, con cui supporta il suono del proprio strumento valorizzandone pathos e drammaticità. Infine Salvatore Maiore, qui nei panni che ben glisi addicono di creativo e originalissimo interprete del violoncello. I cinque si cercano e si ascoltano con una libertà e profondità decisamente rare: il risultato è una musica corale, dove ogni strumento va al di là del proprio ruolo convenzionale, violoncello e contrabbasso sussurrano all’unisono, si sostituiscono, si incrociano, sia con l’arco sia col pizzicato; la fisarmonica alterna parentesi solistiche a momenti in cui si unisce agli archi, ad altri in cui, con la pienezza degli accordi, dà alla musica il respiro di un organo, alternandosi alla chitarra nel creare tessiture armoniche avvolgenti. Il tutto marcato dal personalissimo e sofisticato gusto melodico della scrittura di Beltrami, che, al quarto album da leader e reduce dai successi che la critica internazionale ha tributato al suo ultimo “Piccoli Numeri” (edito da CamJazz, “un innato lirismo, un sofisticato senso dell’armonia”, John Kelman, Allaboutjazz, “un ivello esecutivo impressionante", G.Chiriacò, Jazzit, “Superbo”, Dave Wayne, Jazzreview), ci ha abituati a melodie struggenti e a composizioni che sfuggono a stretti confini di genere: la sua musica respira i tempi dilatati del jazz nord europeo, le accelerazioni e le impennate alla Monk e al primo Ornette Coleman, l’immediatezza del rock ma anche la complessità armonica e la profondità introspettiva di molta musica classica del Novecento. |






